- Metti potenza nei colpi (bisogna però ricordare che la potenza non è sinonimo di tecnica)
- Scegli il momento giusto (se la strada è libera, avanza ...)
- Proteggi te stesso nell’attacco (non aprirti quando avanzi ...)
- Cambiare adattandosi con armonia ai cambiamenti dell’avversario (sii cedevole ...)
- Partire dopo, ma arrivare a colpire il bersaglio prima (senti e colpisci ...)
- L’attacco è la miglior difesa
- Nessun movimento prestabilito (codificato) - gli esercizi del Wing Chun non devono migliorare la memoria facendo sì che la bravura sia nel ricordarsi una sequenza, ma devono aprire la mente
- Rispondere ad un attacco con un attacco
- Evitare di attaccare la parte della avversario maggiormente difesa, ma attaccare la parte impreparata
- Colpendo la testa, nessun calcio (la teoria di molte arti marziali è quella che non si tirano calci al viso, ma ho visto molti anziano farlo con tecnica e potenza)
- Attacchi violenti con passi incalzanti
- Attaccare a corta distanza puntando l’avversario
- Prestare attenzione ad entrambe le mani contemporaneamente
- Coordinare il lavoro di gambe mentre gli arti superiori attaccano e difendono allo stesso tempo (se si dovessero incontrare delle difficoltà nell'esecuzione di un esercizio proprio nel coordinare braccia e gambe, ripartire dalla Siu Nim Tao)
- Sii fulmineo nel concludere lo scontro
- Punta l’avversario con la linea centrale
- Non usare il tuo punto debole per combattere contro il punto forte del tuo avversario (ovviamente al termine del percorso di un allievo è impossibile che non ci siano dei movimenti che riescano più naturali e fluidi di altri - è importante allenarsi nei propri punti deboli e capire quali sono i propri punti forti e perché)
- Più forte è l’avversario, più è difficile vincere in uno scontro prolungato
- Deviare i colpi con la forza presa in prestito
- Per ogni attacco deve esistere una difesa
- C’è sempre qualcosa che domina su un’altra
- Utilizzare una traiettoria verticale per intercettare una traiettoria orizzontale
- Sconfiggere un avversario con un solo movimento (sarebbe l'ideale, ma è difficile pensare che esistano solo movimenti perfetti e uscire quindi dallo scontro in perfette condizioni)
Avendo bene chiaro i principi sulle distanze quelli sulle strategie diventano fondamentali per la lotta. Non è importante su quanti esercizi ci si sia allenati, meglio pochi (variandoli spesso) e ripetuti sempre. Considerate un boxer: solo corta distanza, solo pugni, poche combinazioni, ma la preparazione atletica e un duro allenamento fa di lui un temibile avversario. Quindi, è meglio sapere poco, variarlo e ripeterlo sempre. Su questo duro allenamento si sviluppa dopo la strategia della lotta: lucidità, precisione e capire se evitare lo contro, se attaccare, come attaccare e come difendersi.
