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Tradizioni e modi
di vivere in Corea
La cultura del tè
In Corea il tè viene consumato
per il suo gusto, ma allo stesso tempo lo si ritiene così benefico per
il corpo da essere considerato una medicina salutare.
La cerimonia
del tè in Corea è chiamata TADO che significa
letteralmente “Via del tè”. La parola TADO è coreana, ma di origine
cinese; esprime il mondo fisico e spirituale che fa della cerimonia del
tè il punto focale di una visione particolare del mondo, una filosofia
di vita che vuole che lo stato assoluto della “Via” possa essere
raggiunto attraverso quello che viene definito “lo stile di vita del
tè”.

Vari antichi
testi coreani mostrano che una “Via del tè” coreana esisteva fin dal
tempo degli antichi stati. In particolare, il testo storico
Memorabilia dei Tre Regni indica che lo sviluppo della “Via del tè”
iniziò con la gioventù guerriera aristocratica di Silla, nota col nome
di Hwarang. In quel testo viene infatti riportato che, verso la
metà del settimo secolo, quando il re di Silla si incontrò con il monaco
Hwarang Chungdam, questi portava con sé, sulle spalle, una cassa
di legno di ciliegio con gli utensili per il tè
Si dice infatti che il tè sia di
grande aiuto nel rinforzare il corpo e che bere tè sia un'abitudine
importante per una vita sana. E non solo. Si dice che la concentrazione
mentale e le complicate regole di etichetta che accompagnano
l'infusione, il bere e il servire il tè, oltre all'atmosfera calma e
quieta che deve essere osservata durante la cerimonia, forniscano
l'ambiente adatto per raggiungere l'illuminazione spirituale sulle
realtà del mondo.
Dopo la prima tazza, vengono
offerti i dolci e poi altre due tazze di tè. La cerimonia del tè non
viene effettuata per conoscere meglio il tè, ma in un certo senso per
approfondire la propria conoscenza della vita. Naturalmente si deve
essere nella condizione spirituale adatta: è una cosa del tutto diversa
dalle nostre riunioni fra amiche in cui, sorbendo il tè, si chiacchiera
del più e del meno, per lo più di cose banali.
Abiti tradizionali
L'hanbok è
considerato l'abito tradizionale della Corea, ma ha raggiunto la sua
forma attuale solo nel periodo C hosŏn
(1392-1910). Questo periodo di 500 anni vide il fiorire del
neo-confucianesimo e, di conseguenza, fu posta molta enfasi sulla
formalità e sull'etichetta che si estese anche al codice sociale
dell'abbigliamento.
In quel periodo i membri della
famiglia reale e la gente comune si vestivano in accordo con il proprio
stato sociale, non in base alla condizione economica. La classe
aristocratica ereditaria della Corea si fondava sull'erudizione e su lla
posizione ufficiale, in quanto, secondo i principi confuciani, la
ricchezza materiale non era determinante ai fini dell'importanza
sociale.
Gli aristocratici, o yangban,
usavano spesso abiti di seta a tinta unita o con disegni,
indipendentemente dal sesso della persona che li indossava. Quando
faceva più caldo spesso si vestivano con un abito di ramiè o di un altro
tessuto leggero.
La popolazione comune si
distingueva per uno stile più semplice negli abiti, in quanto indossava
canapa sbiancata o cotone in colori che andavano dal bianco o rosa
pallido al grigio scuro.
Gli abiti tradizionali indossati
dalle donne comprendevano una ch'ima, gonna che si avvolgeva al
corpo, accompagnata da una giacchetta, chiamata chŏgori. La
bellezza estetica di un chŏgori è spesso determinata dalla
curvatura naturale delle
spalle.
La gonna (ch'ima) si può
trovare in una gran varietà di stili e di stoffe, fra cui i tessuti a
strato singolo, a strato doppio o trapuntati sono solo alcune delle
alternative più di moda. I disegni dell'hanbok danno il tocco
finale al vestito: possono andare da figure astratte di piante e di
animali a caratteri calligrafici ricamati in oro.
Ai piedi si indossav ano
i pŏsŏn (calze imbottite) e i kkotsin (scarpine a fiori).
Le calze imbottite sono talvolta decorate con ricami intricati e con
nastri, mentre le scarpette kkotsin derivano il proprio nome dai
ricami di fiori o di soggetti astratti che ne abbelliscono la forma.
L'attuale riscoperta degli abiti tradizionali ha portato a una rinascita
del costume tipico coreano. Oggi si è anche pensato di dare
un'interpretazione moderna dell'abbigliamento tradizionale della Corea,
che viene presentato in vari stili semplificati, creati in modo da
venire incontro alle richieste di comfort e praticità molto comuni in
altri tipi di abiti informali.
Le abitazioni
Le
case tradizionali coreane sono generalmente esposte a Sud, per godere al
massimo del Sole e offrire un valido riparo contro i venti del Nord. La
maggior parte delle case di campagna sono circondate da un muro in
pietra.
Tipico di tutte le case coreane è il sistema di riscaldare le stanze dal
pavimento (ondol o kudŭl), costituito da pietre piatte
ricoperte da vari strati di carta, il cui strato finale è impermeabile
ai gas. Le pietre sono sistemate in modo da formare un vespaio e, quando
fa freddo, il calore del focolare della cucina viene fatto passare sotto
il pavimento. Il metodo è simile all'ipocausto della Roma antica.
Le camere sono separate le une dalle altre da porte scorrevoli
costituite da un'intelaiatura in legno su cui è incollata carta di riso
bianca. Nonostante che gli inverni siano molti freddi, il pavimento
riscaldato mantiene calde le persone che vi sono sedute o sdraiate
sopra. Non si usano né sedie, né letti: per sedersi basta un cuscino e
per dormire un materassino. A causa delle porte scorrevoli, però, gli
spifferi non mancano.
Il fiore nazionale
Il “fiore nazionale” è l'ibisco
o rosa altea, in coreano Mugunghwa.
Fiorisce da giugno a ottobre.
Mugung significa “immortalità” e hwa vuol dire “fiore”, per
cui in coreano il nome significa “fiore dell'immortalità”.
Si dice che rappresenti bene il
carattere tenace del popolo della penisola coreana.
La festività della
luna del raccolto ed il rito della commemorazione degli antenati
Ch’usŏk, la
festività della luna del raccolto, cade nel XV giorno dell'VIII mese
lunare, che nel 2001 corrispondeva al 1º ottobre del nostro calendario.
Questa festività tradizionale è anche chiamata Hangawi. Nel
coreano antico han significava “grande” e kawi
(sonorizzato in gawi) voleva dire “in mezzo”. Il significato di
Hangawi, quindi, è forse “(luna) piena della metà (dell'ottavo
mese lunare)”.
Ch'usŏk è una delle tre feste
più importanti della Corea. Le altre due sono Sŏllal, cioè
il capodanno lunare, e Tano. che si celebra il quinto
giorno del quinto mese lunare. La festa di Ch'usŏk si celebra al
passaggio dall'estate all'autunno. A quell'epoca i campi sono di un
giallo dorato e i frutti sugli alberi sono maturi.
Tradizionalmente in questa
occasione i coreani preparano un tavolo su cui pongono ciotole di riso
bollito del nuovo raccolto e frutta di vario tipo, per tenere la
cerimonia del ch'arye, il rito della commemorazione degli
antenati. Si tratta di un rituale istituito per ringraziare gli antenati
per il raccolto e anche per dimostrare gratitudine per la loro
protezione.
Tradizionalmente il ch'arye
viene effettuato a casa del figlio maggiore che, con sua moglie, viene
designato officiante del rito. Quando i vari accessori necessari, come
il paravento pieghevole, la tavola, i portacandele e la ciotola per
l'incenso, sono stati approntati, le donne riempiono le ciotole rituali
con il cibo preparato e lo dispongono sul tavolo. Per la celebrazione
del rito tutti i partecipanti si cambiano il vestito, indossando abiti
formali, e stanno in piedi sul posto dopo essersi lavate le mani. Il
rito inizia con l'accensione delle candele.
Modi di vivere
Quando sono arrivato per la
prima volta in Corea ho visto subito che i modi di fare e di vivere
erano tendenzialmente differenti da quelli occidentali. Seppure per la
maggior parte dei coreani è abbastanza usuale sputare per terra quando
si cammina per strada è altrettanto normale rivolgersi alle persone,
specialmente a quelle più anziane o "importanti", con modi gentili e
facendo il saluto, inchinandosi e volgendo lo sguardo in basso.
Anche se gli Hotel e le case si
sono "modernizzate", la maggior parte dei coreani si
siedono, mangiano e dormono sul pavimento. Per questo motivo ci si
toglie sempre le scarpe quando si entra in una casa coreana. I piedi
nudi possono essere offensivi per le persone anziane, cosicché è meglio
indossare calzini o calze
quando si fa visita alle famiglie.
L'ospitalità poi è il loro "pane
quotidiano". Ovviamente va anche detto che i maleducati ci sono
dappertutto. Come da noi quando si è a tavola la gente mastica con la
bocca chiusa, evita di parlare con la bocca piena e (più evidente nella
loro cultura) incomincia a mangiare solo dopo che gli "anziani" e i
propri superiori, anche se amici, abbiano già iniziato. In Corea però a tavola con uomini e donne
assieme, ancora oggi spesso gli uomini vengono serviti per primi ed è
cosa comune vedere le donne che servono gli uomini.
In Corea non c'è l'usanza di
“pagare alla romana”: i turisti/amici visitatori devono essere preparati a essere
ospitati o a ospitare. I coreani di solito preparano grandi quantità di
cibarie quando invitano degli ospiti. È il loro modo di dare il
benvenuto.
Tossire o soffiarsi il naso di
fronte ad altri è, per i coreani, un comportamento da maleducati.
D'altra parte eruttare e sputare per terra è perfettamente accettabile.
Come
da noi, i
coreani tendono a parlare ad alta voce nei luoghi pubblici, anche se
questa abitudine sta gradualmente cambiando oggigiorno.
I coreani sono più riservati
degli occidentali: non esprimono
facilmente quello che provano. Quando incontrano delle persone, alcuni
possono fare un lieve cenno della testa o inchinarsi e darsi la mano.
Dar la m ano
alle donne non è una cosa naturale. Molti coreani sono dapprima
piuttosto riservati, ma poi si comportano in modo molto amichevole,
specialmente con gli stranieri.
In luoghi affollati come i
grandi magazzini e i negozi di alimentari, molti coreani spingono da
dietro. Non c'è da offendersi: vogliono solo andare avanti.
Gli stranieri sono spesso
sorpresi nel vedere uomini, soprattutto giovani, che camminano per
strada con le braccia sulle spalle l'un dell'altro, e donne che
camminano la mano nella mano. Toccare gli amici intimi mentre si cammina
è perfettamente accettabile in Corea. Al contrario, manifestazioni
pubbliche di affetto fra i due sessi, come baciarsi in pubblico, sono
giudicate sconvenienti.
Piatti tipici coreani
La cucina coreana è
particolarmente nutriente, salutare ed e' ritenuta una buona difesa
contro l'insorgenza di malattie tumorali maligne in quanto molti dei
cibi coreani sono fermentati. Ha molto in comune con la cucina
giapponese e quella cinese. Questo perché nella sua millenaria storia è
stata invasa da orde di Mongoli e per ben due volte annessa al Giappone.
Circondata dal mare, il pesce assume una grande importanza nella dieta
coreana, ma ancor di più la carne, soprattutto quella bovina. Di suo
però ha aggiunto l'uso abbondante delle spezie. A
differenza che per cinesi e giapponesi il riso va mangiato con un
cucchiaio o con
le
bacchette, ma mai avvicinando la ciotola alla bocca. Come per i
giapponesi, è cattiva educazione conficcare verticalmente le bacchette
nella ciotola del riso.
Se chiedete a qualcuno che
conosce un po’ la Corea “Dimmi i primi due piatti coreani che ti
vengono in mente“, la risposta probabilmente sarà “Kimchi
e Bibimbap“. Il Bibimbap (foto a destra) è infatti
uno dei più popolari piatti coreani e il suo nome letteralmente
significa “riso mescolato”. Infatti il riso è la
componente principale di questa ciotola, e all’interno sono inseriti
diversi ingredienti, chiamati Namul. I Namul sono
composti da diverse verdure stagionate, come germogli
di soia, spinaci, funghi, foglie di felci, zucchine,
cetrioli e diverse radici.
Il Bulgogi (carne alla brace) è il piatto di carne più
conosciuto (foto a sinistra) : sono fette di manzo marinate che vengono
cucinate direttamente a tavola su di un braciere a carbone che ha la
forma delle pettina ture
dei cavalieri mongoli.
Anche il Sinsollo,
di antichissima origine è molto popolare: si prepara con verdure, carni,
pistacchi, noci, uova cotti tutti insieme nel brodo direttamente davanti
agli ospiti nel braciere simile a quello del bulgogi.
Le verdure però occupano il posto più importante nella alimentazione
coreana. No n
per nulla il piatto nazionale è il Kimchi (foto a
sinistra) che compare sempre in tutti i pasti. Il kimchi è fatto con
cavolo (qualche volta con altri tipi di verdura, come cetrioli,
ravanelli o germogli di soia, ma il cavolo è il più comune) fermentato
insieme a peperoncino, aglio ed altre spezie. Le verdure di stagione
insaporite da abbondanti dosi di pepe e aglio, vengono salate e messe a
fermentare per settimane in recipienti speciali simili ai nostri orci.
Nei mesi estivi il kimchi fermenta velocemente quindi è pronto nel giro
di pochi giorni. È meno salato di quello preparato in autunno,
il Kimjiang, a base di cavolo e che viene fatto in grandissimi
quantitativi in quanto deve servire per tutto l'inverno. Ricchissimo di
valori nutritivi ha un odore e sapore molto forti.
Il pasto coreano consiste in un piatto principale, di solito riso cotto
a vapore, contornato da una minestra in brodo, piatti a base di carne,
pesce e verdure. Servito su un tavolino basso ogni piatto si degusta con
l'aiuto delle bacchette o di un cucchiaio. I piatti vengono serviti
contemporaneamente e per bere oltre al tè i coreani amano molto la
birra, o vviamente
locale, che si accompagna bene a qualsiasi loro piatto.
Il Takju e lo Yakju sono dei vini
estratti da cereali dai sapori abbastanza particolari che tendono a
inacidire con la stagione calda. Da non perdere assolutamente il
Soju una fortissima grappa (foto a sinistra).
È considerata cattiva educazione incominciare o finire di mangiare prima
dell'ospite più anziano.
Le bibite vanno versate tenendo la bottiglia con entrambe le mani e se
il vostro ospite è lui a versarle, dovete porgergli la coppa tenendola
con entrambe le mani.
Se siete invitati da qualcuno è molto apprezzato tutto quello che viene
dall'Italia.
La Corea ha quindi una cultura
culinaria e gastronomica molto ricca. Come detto ,
il cibo di base per i coreani è il riso e per la precisione un
particolare tipo di riso coreano a grani corti, chiamato riso
appiccicoso, perché i suoi grani rimangono agglutinati anziché
separarsi. Il riso viene servito ad ogni pasto insieme al kimchi che i
coreani non si fanno mai mancare e mangiano col riso, da solo o nelle
zuppe.
La cucina coreana utilizza molto
aglio (in quantità persino maggiori che nelle cucine thailandese,
italiana o greca), molti peperoncini, spezie come lo zenzero, doenjang
(pasta di soia fermentata), salsa di soia e gochujang (pasta di
peperoncini). L’olio che i coreani usano comunemente per cucinare è l’olio
di sesamo. Un pasto coreano tipico è composto da una ciotola di
riso, una scodella di brodo, vari contorni (chiamati banchan -
foto a destra) ed un piatto principale. I banchan ed il piatto
principale vengono spesso divisi dai commensali, mentre la scodella di
brodo e la ciotola di riso sono individuali.
Scuola di buone maniere
Esiste in Corea del Sud un
“Centro di istruzione sulle buone maniere”: è una delle principali
scuole di etichetta della Corea. I corsi iniziarono nel 2000. Il tutto
nasce dal concetto di base che le buone maniere nascono dal prendersi
cura degli altri. Non solo fanno sentir meglio gli altri, ma fanno anche
sì che gli altri abbiano l'impressione che la loro vita sia più
dignitosa. I differenti corsi organizzati offrono una varietà di programmi, dalle buone
maniere tradizionali ai riti del passaggio alla maggiore età, dal modo
di comportarsi nella vita di tutti i giorni alle istruzioni per i
genitori.
La parola sino-coreana per
“buone maniere”, yejŏl, si riferisce a un'attitudine mentale che
serve da standard per un comportamento appropriato. I coreani del
passato consideravano questo insieme di usanze una virtù fondamentale
indispensabile per condurre una vita dignitosa.
I coreani pensavano, infatti, che una
persona dovesse sempre studiare e lottare per fare la cosa giusta. In
altre parole, solo coloro che continuano a lottare per imparare possono
mettere in ordine la loro mente, e le buone maniere esprimono una mente
e uno spirito ben ordinati.
Nella società moderna è naturale
che molti giovani non si sentano a loro agio con le usanze tradizionali.
In effetti, nella società agitata e ultratecnologica di oggi, le buone maniere
coreane richiedono una formalità eccessiva e le sue regole sembrano
essere molto restrittive.
Tuttavia
è innegabile che le buone maniere aiutano a rendere più generosa e
gentile la
gente, a migliorare la qualità della vita, a formare desiderabili
relazioni umane e a promuovere l'affidabilità fra i membri della
società, oltre ad aiutare a mantenere l'ordine sociale. A questo
proposito, la maggior parte dei coreani dalla mezza età in poi prendono
ancora sul serio le buone maniere tradizionali e credono fermamente che
l'insegnamento dei modi di comportamento appropriati sia molto
importante.
L'obiettivo della scuola è
quello di educare i giovani alle buone maniere, senza trascurare le
conoscenze adatte per trattare con la società internazionale, dando
importanza a una buona disposizione d'animo e all'etica. Vengono
insegnati i modi di praticare la cultura tradizionale, oltre alla
capacità di vivere in armonia con la comunità.
Per creare l'ambiente più adatto
per l'istruzione, il Centro è fornito di un gran numero di materiali,
fra cui costumi cerimoniali per vari riti e per il matrimonio, tutto
quanto è necessario per la cerimonia del tè e quanto veniva usato
quotidianamente dai coreani in passato. A tutti gli studenti viene
fornito l'hanbok (vestito tradizionale coreano) che devono indossare
durante la loro permanenza nella scuola.
Altre tradizioni
coreane
(fonte www.corea.it)
Pittura
La pittura tradizionale coreana,
su carta, si può dividere in due grandi sezioni, la pittura di stile
cinese apparentata con la calligrafia, di cui abbiamo un esempio qui
accanto, e la pittura di stile puramente coreano, sviluppatasi
indipendentemente e più tardi.
Scultura tradizionale e
moderna
Nel campo della scultura
tradizionale la Corea ha prodotto nei secoli grandi capolavori. Nata
praticamente con l’introduzione del buddismo, la maggior parte dei
capolavori riguardano la figura del Budda e di monaci famosi. Anche la
scultura coreana moderna risente degli influssi dell’antica scultura
tradizionale. Nel 2000 si è tenuta a Seoul una personale dello scultore
Kang Kwan-wook. Vincitore del premio Lee Joong-sup nel 1999, Kang ha
tenuto la mostra per presentare le opere realizzate nell’ultimo anno.
Molti sono i capolavori presentati. Fra questi (immagine a destra)
“L’alba della civiltà” (creazione faticosa della civiltà da parte
dell’umanità).
Ceramica
Raggiunto il suo massimo
splendore durante il regno di Koryŏ, la ceramica coreana divenne famosa
nel mondo per la sua bellezza e la perfezione dell’esecuzione. Le truppe
giapponesi che nel 1592 invasero la Corea portarono con sé in Giappone a
viva forza dei vasai coreani dando così inizio alla pregevole industria
giapponese della ceramica.
Composizioni floreali
Im Wha-kong è un'artista che si
dedica alle composizioni floreali. La sua fama va al di là dei confini
della Corea e infatti, oltre che in Corea, ha tenuto molte mostre ed
esposizioni anche all'estero. Lo stile delle composizioni floreali di Im
Wha-kong riesce a far rifulgere nel massimo del suo splendore la
bellezza naturale dei fiori che vengono impiegati nella composizione,
senza utilizzare elementi artificiali. Ogni anno la signora Im tiene la
sua mostra più importante a Seoul dedicata alle mogli dei diplomatici
stranieri in Corea.
Il Kayagum
Il kayagŭm (cetra a 12
corde) è probabilmente lo strumento tradizionale coreano più noto in
Corea, benché, fuori dalla Co rea,
siano pochi quelli che ne hanno mai sentito parlare. Ma anche molti
coreani oggi non conoscono la differenza fra un kayagŭm e un
kŏmungo (cetra a 6 corde), anche se sono forse in grado di dire che,
dei due, il kayagŭm è quello che ha
un suono più femminile. Resta comunque il fatto che, per i coreani, far
conoscere il kayagŭm al resto del mondo si è dimostrato un
compito piuttosto difficile. Quando la musica cinese e giapponese e i
suoi strumenti musicali venivano fatti conoscere all'estero nella prima
metà del secolo scorso, la Corea non esisteva neppure come nazione per
quanto concerneva il resto del mondo, dal momento che risultava annessa
al Giappone. Così all'estero vi fu una relativa scarsità di informazioni
sulla musica coreana. Non solo, ma anche nella stessa Corea, a causa
della popolarità della musica classica occidentale, le notizie sulla
musica locale tradizionale stentarono a diffondersi. In Occidente la
musica per kayagŭm era allora classificata fra la musica
giapponese, mentre in patria era rinnegata e in Cina era considerata una
musica cinese di minoranza. Oggi, benché le controparti est-asiatiche
del kayagŭm, in particolare il cinese zheng e il
giapponese koto entrino ormai a far parte del panorama musicale
di molte nazioni, il silenzio sul kayagŭm rispecchia la sua
storia complicata, legata alla storia della stessa nazione coreana.
Fiori di seta
L'arte coreana del chaehwa,
ovvero dei fiori di seta fatti a mano, è l’essenza di una bellezza pura
che comunica con la natura. I fiori sono formati da sete tinte in modo
naturale e da cera d’api. L’arte del chaehwa era uno dei
principali elementi decorativi per gli eventi della corte reale e per
quelli nazionali durante l’era Joseon. Per i banchetti si preparavano
dei fiori di seta particolarmente ricercati per adornare i due lati del
trono. Si dice che alla sinistra si ponessero dei fiori di pesco rosso
scarlatto e alla destra fiori di pesco di colore rosso e bianco.
Bambole
A seconda del periodo, le
bambole nel mondo hanno avuto origine da immagini create per scopi
magici o rituali. Venivano usate come oggetti di venerazione, come
strumenti simbolici per cacciare via il male e come elementi inclusi nei
riti funebri. Le prime bambole coreane sono immagini in terracotta,
rinvenute nelle tombe del quinto e sesto secolo nel regno di Silla.
Queste figure di persone intente alle attività quotidiane, come suonare
strumenti musicali o gioire della compagnia, sono semplici e modellate a
mano in modo piuttosto rozzo, ma ci permettono di dare un'occhiata al
modo in cui si viveva quando sono state create.
Modelli di carta
La carta è un materiale soffice
ma forte e i prodotti di carta fatti a mano fanno parte, da tempo, della
vita d'ogni giorno, specialmente in Corea. Nell'era digitale forse è
inevitabile che i giochi dei bambini si siano spostati di fronte agli
schermi dei computer che danno una risposta immediata. Anche in questi
tempi così tecnologici un gruppo di persone è stato in grado di
entusiasmare i bambini con dei lavori in carta.
Nodi ornamentali
I nodi ornamentali decoravano le
lampade appese alle grondaie del tetto di una casa in cui si stava
celebrando una festa, ornavano la portantina di una sposa novella nel
giorno del suo matrimonio e abbellivano gli strumenti musicali usati per
allietare i banchetti e per accompagnare le cerimonie tenute nei palazzi
reali. Molti nodi, che venivano usati un tempo come decorazioni nelle
abitazioni, sui vestiti, e per le cerimonie nei palazzi reali o nei
templi buddisti sono giunti fino a noi. La bellezza naturale di varie
piante e animali che si trovano nelle campagne coreane viene catturata
in questi nodi, e le tecniche raffinate dell'arte dei nodi ne esaltano
la bellezza. Dato che la cultura tradizionale coreana considera
l'umanità e la natura come esistenti in armonia, è naturale che siano
stati scelti questi soggetti per i nodi coreani.
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